Insubordinazione femminile e violenza di genere: processi di attribuzione e masculine honor

Anna Costanza Baldry
nell’ambito di “Subordinazione” della donna e stereotipi di genere”


La violenza così detta di genere implica una serie di comportamenti psicologici, fisici e sessuali diretti contro una donna. E’ la forma più diffusa di violenza contro le donne anche per quanto riguarda la sua forma estrema intesa come femminicidio: secondo i dati ISTAT il 14.3% delle donne ha dichiarato di aver subito, nel corso della propria vita, una qualche forma di violenza da parte di un partner o ex partner. Comprendere i meccanismi psicosociali che regolano questi comportamenti ha una grande valenza anche per le sue ricadute applicative.
In un secolo dove le pari opportunità sono ormai diventate la prassi, ed è aumentata la presenza delle donne nel mondo del lavoro, in politica, nei posti di comando; è diminutito, anche se non estinto il gender economic gap, e in assenza di servizi adeguati si è spostata l’età in cui le donne fanno i figli, o addirittura non ne fanno.
La violenza nelle relazioni affettive intime (IPV) costituisce un’espressione di prevaricazione e di in adeguamento all’’insubordinazione’ femminile. Si presentano alcuni studi che evidenziano come le persone quando portate a esprimere un giudizio rispetto a una donna che subisce violenza da un partner, utilizza norme sociali, come il masculine honor o i ruoli di genere per spiegare, giustificare la violenza perpetrata da un uomo il cui onore maschile è stato violato e se la donna è fuori uscita dal suo ruolo sociale a lei attribuito: la subordinazione.


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