L’autoritarismo: stabile tratto di personalità o mutevole variabile ideologica?

Michele Roccato
nell’ambito di “Autoritarismo, dogmatismo e dominanza sociale”


L’autoritarismo è tradizionalmente considerato uno stabile tratto di personalità, la cui origine viene fatta risalire all’infanzia (Adorno, Frenkel-Brunswik, Levinsom, & Sanford, 1950; Fromm, 1941; Reich, 1933) o all’adolescenza (Altemeyer, 1996). I risultati dei più recenti studi sulle relazioni fra minaccia e autoritarismo hanno tuttavia messo in discussione questa concezione. In linea generale, questi studi hanno mostrato che in condizioni di minaccia, percepita o manipolata sperimentalmente, le persone tendono a elevare il loro grado di autoritarismo (Sibley, Wilson, & Duckitt, 2007). Più nello specifico, essi hanno evidenziato che tale aumento avviene principalmente fra le persone molto aperte all’esperienza (Dallago, Mirisola, & Roccato, 2011, 2012; Dallago & Roccato, 2010) e fra quelle poco autoritarie (Mirisola, Roccato, Russo, Spagna, & Vieno, in press). La ricerca mostra insomma che l’autoritarismo deve essere considerato una mutevole variabile ideologica, il cui stato dipende da un mix di condizioni individuali e contestuali, e che il suo aumento in condizioni di minaccia può essere considerato alla stregua di un tentativo di fronteggiamento, non necessariamente efficace (Duriez, Klimstra, Luyckx, Beyers, & Soenens, 2012), della minaccia (Van Hiel & De Clercq, 2009). In questa comunicazione presenteremo la letteratura dedicata al tema, concludendo con una discussione sulle conseguenze per la teorizzazione e la ricerca sull’autoritarismo.


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