L’uso strategico del linguaggio verbale nella comunicazione politica a mezzo stampa

Alessandra Areni, Alessandra Dal Secco, Gilda Sensales
nell’ambito di “Linguaggio e comunicazione”


 Il contributo teorico e di ricerca di De Grada sul ruolo del linguaggio è situato nella tradizione che contesta il suo essere uno strumento neutrale di comunicazione, interpretandolo al contrario come in grado di riprodurre, confermare, o smentire le norme sociali attivando specifici processi psicologici di tipo inferenziale (De Grada & Bonaiuto, 2002, 2003). Nelle ricerche qui presentate questo uso strategico del linguaggio (USL) è stato studiato in relazione alla comunicazione giornalistica sulle donne impegnate in Italia ai massimi livelli di cariche politiche. Obiettivo generale è stato l’esplorazione della loro visibilità delineata dal giornalista, sia in termini di focus sulle caratteristiche stabili – piuttosto che sul contesto -, in modo da dare loro spessore psicologico, sia in termini di focus sulla loro specificità di genere e sulla loro capacità di intervento nella realtà. In particolare l’USL è stato studiato secondo tre prospettive centrate sull’uso di specifiche forme linguistiche. Si è applicato il Linguistic Category Model di Semin e Fiedler (1988), si è rilevato il linguaggio sessista, si è esplorata l’eventuale attribuzione di agentività. Sono presentati i risultati di sette diversi studi condotti sulla comunicazione a mezzo stampa quotidiana: cinque centrati sulle rappresentazioni delle ministre degli ultimi quattro governi (dal 2008 al 2013), uno focalizzato sulla presidente della Confindustria Marcegaglia e sulla segretaria della CGIL Camusso, e uno comparativamente orientato sulle rappresentazioni della presidente della Camera (Laura Boldrini) e del presidente del Senato (Pietro Grasso) del Governo Letta. In totale le analisi hanno riguardato 2001 fra titoli e interi articoli di quotidiani. In generale i risultati hanno evidenziato la sistematica utilizzazione di un linguaggio strategicamente volto a depotenziare il ruolo delle donne, sia privilegiando un focus sul contesto piuttosto che sulle loro caratteristiche stabili, sia sovrautilizzando un linguaggio sessista, sia attribuendo loro scarsa agentività. All’interno di questi andamenti generali sono presenti differenze significative rispetto all’orientamento politico delle leader, nonché rispetto all’orientamento ideologico-culturale della fonte.


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