Significare il lavoro: due esperienze di ricerca in ambito imprenditoriale e nel recupero del disagio mentale

Clara Amato, Barbara Barbieri
nell’ambito di “Educazione, orientamento e inserimento al lavoro”


Se un tempo il lavoro significava l’esclusione degli uomini dalla società, oggi il lavoro è diventato il nucleo, quasi privo di alternative, dei valori e dell’integrazione delle e nelle “moderne” o meglio “post moderne” società. Tutte le dimensioni dell’esistenza umana sono profondamente intrecciate con il lavoro e con i significati che esso assume tanto da influenzare l’uomo e lo sviluppo della sua personalità. Come ogni rapporto umano dotato di senso, anche il lavoro è una realtà pluridimensionale, che tocca contemporaneamente i livelli biologico, psicologico, sociale, economico, culturale e sconfina nel mondo simbolico dei valori ultimi. L’orizzonte della postmodernità ha consentito alle discipline sociali di considerare il lavoro come un processo consistente, essenzialmente, in un rapporto sociale motivato e culturalmente orientato, e non una mera attività — individualistica o collettiva, riconferendo all’uomo la dignità di soggetto anziché di oggetto del lavoro. I lavori di ricerca che si vogliono presentare si sono focalizzati sull’analisi del significato del lavoro in rapporto ad aspetti della personalità, orientata al successo nel caso degli imprenditori, (antecedenti di personalità in rapporto ad abilità cognitive specifiche), orientata al recupero e alla sicurezza nel caso del disagio mentale. Nonostante i campi di indagine non appaiano attigui, “successo” da una parte e “processo di recovery” dall’altra, per entrambi le tipologie di soggetti coinvolti nelle due ricerche, imprenditori e pazienti psichiatrici, il lavoro assume il significato di atto creativo, attraverso cui esprimere se stessi, e manifestare la propria libertà e il proprio ruolo all’interno della società, luogo entro cui la persona diviene protagonista della costruzione di sé e del mondo in cui vive.


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